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Progetto PON-BUFALA

 
 

PREMESSA. Lo stretto rapporto esistente tra ambiente, territorio e catena produttiva ha importanti implicazioni nell’ambito della sicurezza alimentare, nel mantenimento della biodiversità e nella salvaguardia del territorio. L’evoluzione dell’interesse dei consumatori verso la salubrità degli alimenti ha indotto la Commissione Europea e, sul piano nazionale, il Ministero della Salute a considerare come priorità strategica il raggiungimento degli standard più elevati possibili di sicurezza alimentare. La direttiva del Consiglio 89/397/CEE recepita nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. 123 del 3 marzo 1993 ha armonizzato le attività di controllo ufficiale sui prodotti alimentari che vengono effettuate nei Paesi dell’Unione Europea. In questo contesto legislativo l’applicazione della normativa sulle quote latte ha influenzato l’evoluzione della struttura degli allevamenti da latte accelerando fenomeni di generale tendenza all’incremento delle dimensioni aziendali. A fronte di volumi produttivi costanti o in lieve aumento, gli allevamenti si sono dimezzati. La specializzazione delle aziende si è accresciuta e con ciò la produzione media per azienda, che è passata da 3140 a 5340 quintali nell’arco di 10 anni. I dati richiamati forniscono quindi lo scenario di una struttura produttiva in evoluzione, che adegua le proprie dimensioni all’andamento dei costi produttivi e del mercato, mantenendo comunque la sua solidità. Emerge inoltre chiaramente la fotografia di due realtà, quelle di dimensioni elevate, orientata al mantenimento della propria competitività sul mercato anche internazionale, e quella marginali, dove diventa prevalente il ruolo di multifunzionalità ambientale e sociale. Uno degli elementi di maggior debolezza del settore primario è costituito dalla crisi di redditività degli allevamenti, causata dall’aumento dei costi di produzione in parallelo alla progressiva riduzione dei prezzi del latte alla stalla. La garanzia della sicurezza, attraverso i meccanismi della rintracciabilità e dei controlli, è tra le strategie primarie del documento di programmazione agroalimentare (2001-2003 art. 2 legge 23/12/1999 n. 499) e riprende le linee prioritarie della politica agricola comunitaria. In particolare, si sottolinea la nuova accezione di qualità e di sicurezza alimentare che necessita di ridefinire lo sviluppo in senso tecnico-qualitativo e la necessità di elaborare strategie e modalità contro la “pirateria” e i reati di contraffazione alimentare. Inoltre, la riqualificazione dell’agricoltura finalizzata alla sicurezza alimentare e alla tutela del consumatore non può prescindere dall’utilizzazione dei risultati della ricerca scientifica e dall’utilizzazione di tecnologie create e sviluppate in altri settori scientifici. Potenziali fattori di rischio per la salute del consumatore possono introdursi nei vari processi di produzione, trasformazione e distribuzione. A livello internazionale stanno emergendo con forza tendenze che spingono le imprese ad essere “eco-sostenibili”. O meglio, la società e i mercati esprimono sempre minore tolleranza verso le imprese con comportamenti non eco-sostenibili e socialmente responsabili. La sostenibilità ambientale non rappresenta quindi una semplice opzione strategica, ma deve affermarsi come un elemento costitutivo e fondante della strategia aziendale. Di conseguenza la sostenibilità ambientale non può essere il risultato di iniziative spot, ma deve essere oggetto di una accurata pianificazione.

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